3° Appuntamento 6/8 giugno

Mercoledì 7 Giugno
ore 21,15 Cinema Olympia
"Un silenzio particolare" un film di Stefano Rulli con Matteo Rulli, Stefano Rulli, Clara Sereni
ore 22,30 incontro col regista - moderano Mauro Morucci, Angelo Vitali

In un filmino superotto sgranato dal tempo, un bambino - lo sguardo vuoto a svelare problemi psichici - se ne sta inerte in braccio alla madre. A guardare quelle immagini di vacanze di vent’anni fa sono Clara, Stefano e Matteo oggi: il bambino dello schermo è divenuto un ventenne dallo sguardo attraversato da mille ombre, e la giovane coppia un uomo e una donna dai capelli brizzolati e gli occhi stanchi. Proprio per uscire dall’incubo di quelle vacanze-ghetto vissute per anni con Matteo, Clara Sereni e Stefano Rulli hanno deciso di dar vita a “ La città del sole ”, un agriturismo dove tutte le diversità e tutte le vite hanno diritto di essere ospitate, rispettate e soprattutto di stare insieme ad altre. Il giorno dell’inaugurazione è una gran festa per centinaia di persone. Ma non per Matteo, che si aggira ai margini dei casali e non scambia una parola con nessuno. Alla fine della difficile giornata, Stefano e Clara si interrogano sulla risposta positiva di tanti e sull’atteggiamento di rifiuto proprio della persona che più sta loro a cuore, divisi tra soddisfazione e amarezza.
Il giorno dopo arrivano alla “ Città del sole ” come ospiti i giovani di una casa-famiglia di Roma, denominata Ciampetto. Tra loro ci sono alcuni amici di Matteo, che però si rifiuta di partecipare alla festa di compleanno di Carlotta.
Passeranno dei mesi prima che Matteo accetti di tornare ai casali. Lo farà solo in occasione del matrimonio di due suoi amici, Lorenzo e Daniela. Per un giorno si avvera l’utopia della “ Città del sole ”: sotto quel tendone non ci sono più diversi e normali ma solo persone che ballano, cantano, stanno bene insieme. Per la prima volta, in mezzo ai suoi amici, Matteo sembra contento di stare ai casali. Ma resta sempre all’esterno, sotto il tendone, accanto alla piscina, sotto il pergolato, mai dentro, come se in quelle stanze ci fosse qualcosa che lo respinge, lo tiene fuori.
Poi un giorno Matteo decide di entrare. La cosa avverrà non per una festa ma per l’ultimo saluto a una delle ragazze del gruppo di Ciampetto prematuramente scomparsa.
Un po’ a sorpresa, Matteo sceglie di entrare dentro la grande sala, di vedere con gli altri ragazzi su un televisore le immagini di quella festa a cui non ha voluto partecipare, di condividere con loro il dolore di quella perdita.
Dopo la morte arriva ai casali anche una nuova vita. In una fredda giornata d’inverno nasce Sara, la figlia di Massimo e Monica, i gestori dell’agriturismo. Al primo vagito Matteo sorride, ma poi basta un pianto per incrinare qualcosa dentro di lui. La sera, alla fine della cena, la tensione sfocia in una crisi. L’ossessione del vento che assedia quella notte i casali diventa specchio di ciò che accade nella mente di Matteo che, in mezzo a quel turbinio, implora il silenzio, “ un silenzio particolare ”, e un mattino di sole. Il giorno dopo Matteo riuscirà ad uscire dalla crisi e a trasformare l’aggressività verso la madre, con cui normalmente non può restare da solo, in un difficile abbraccio.

perché il film

Trent’anni fa un anonimo assessore della provincia di Parma, Mario Tommasini, mi dette la possibilità, assieme ad Agosti, Bellocchio e Petraglia, di entrare dentro strutture psichiatriche rimaste chiuse per un secolo e di raccontare, dall’interno di quelle mura, le sofferenze di una umanità sottratta da sempre allo sguardo degli altri. Un’esperienza straordinaria che ci ha permesso di conoscere da vicino e di dare la parola a uomini e donne che quella condizione di terribile emarginazione avevano vissuto. In “ Matti da slegare ” era centrale l’emozione di chi per la prima volta si sentiva in diritto di raccontare la propria storia e di chi la filmava. Sullo sfondo, appena suggerito, il mistero della follia, fatto di relazioni umane, come quelle che legano mogli, mariti, padri, madri, figli “ diversi ”, difficili da raccontare se non a partire da un vissuto quotidiano.
Molti anni dopo, la vita mi ha costretto a conoscere quella condizione esistenziale dall’interno. Assieme a mia moglie, Clara Sereni, abbiamo sperimentato cosa si prova ad essere genitori di un figlio con problemi psichici: gli sguardi impauriti degli altri, la fuga silenziosa di amici e conoscenti, la compassione di chi si sente confermato dalla tua diversità nella sua normalità. E assieme abbiamo scelto di affrontare la cosa non accusando moralisticamente gli altri ma dando loro la possibilità di conoscere più da vicino la condizione del malato di mente e di chi vive con lui, offrendo - ove possibile e per quanto eravamo capaci, attraverso il nostro lavoro artistico e un’attività di volontariato - elementi per guardare in modo diverso alla diversità e sentirla meno lontana.
Sprazzi di vita personale balenano qui e là nei personaggi e nei dialoghi dei film da me scritti. Ma c’è voluto un lungo viaggio per poter accettare di portare sullo schermo me stesso, Clara e mio figlio Matteo.
Una scelta che non sono riuscito a dirmi neanche quando ho cominciato a filmare quelli che all’inizio erano solo dei materiali sull’agriturismo della Fondazione “La Città del Sole” e i suoi ospiti, che giravo in proprio con degli amici per ovvie ragioni di budget.
Poi poco a poco Matteo, che era lì fuori campo, m’ha fatto capire, nel suo linguaggio fatto più di sguardi e di gesti che di parole, che poteva esserci anche lui, che era pronto a raccontarsi e farsi raccontare da me, che potevamo condividere l’esperienza di stare insieme davanti a una telecamera. Così è nata l’idea di “Un silenzio particolare”, come una sorta di diario di una famiglia “diversa”, un piccolo racconto fatto dall’interno, senza cioè la presenza di occhi esterni a modificare l’esperienza.
E’ stato straordinariamente importante, a parte la leggerezza del mezzo tecnico e della minitroupe, che l’uomo dietro la telecamera, Ugo Adilardi, fosse non solo un grande operatore ma un amico di Matteo e nostro. E solo all’interno di questa idea di racconto ho deciso, dopo più di vent’anni, di tornare alla regia, perché per la prima volta ho sentito di non poter affidare ad altri, anche molto più bravi di me, la mia storia.
La sera in cui Clara, Matteo ed io abbiamo visto il montaggio finale del film eravamo da soli, nella nostra casa di Perugia, davanti al nostro televisore a rassicurarci da occhi indiscreti. Alla fine della visione siamo rimasti in silenzio. Ci siamo guardati a lungo, come dei contadini un po’ stanchi alla fine di una giornata di lavoro. Poi Matteo m’ha fatto un sorriso dei suoi, solo quello, per dirmi che, alla fine di quel viaggio, pur difficile e a tratti doloroso, forse eravamo un po’ più insieme di prima.

Stefano Rulli

Stefano Rulli. Nel 1975, assieme a Agosti, Bellocchio e Petraglia realizza il film-documento “Nessuno o tutti”, la cui versione breve uscirà nelle sale col titolo di “Matti da slegare”. Con lo stesso collettivo porta a termine una inchiesta in cinque puntate sul cinema come mito: ”La macchina cinema” (1977).
Di questi anni le prime esperienze come sceneggiatore con Agosti e Bellocchio.
All’inizio degli anni ottanta, dopo la fine del collettivo “ Centofiori ”, prosegue la sua attività documentaristica assieme a Sandro Petraglia, realizzando con il video una sorta di trilogia sulle borgate romane: ”Il pane e le mele”, “Settecamini da Roma”, ”Lunario d’inverno”.
Nel 1984 torna a lavorare per il cinema e la televisione come sceneggiatore.
Dal 1990 si occupa anche di progetti sociali legati alla malattia mentale. Nel 1998 é tra i fondatori, assieme a Clara Sereni, della Fondazione “La città del sole”, che si propone di sperimentare modelli di integrazione per il lavoro, il tempo libero e la residenza.


Regie di cinema documentario

Matti da slegare (1975) di S.Agosti, M.Bellocchio, S. Petraglia e S.Rulli - La macchina cinema (1978) di S.Agosti, M.Bellocchio, S. Petraglia e S. Rulli - Il pane e le mele (1980) di S. Petraglia e S. Rulli Settecamini da Roma (1981) di S. Petraglia e S. Rulli - Lunario d'inverno (1982) di S. Petraglia e S. Rulli


Sceneggiature per il cinema

Nel più alto dei cieli (1977) di S. Agosti - Il gabbiano (1978) di M. Bellocchio - La donna del traghetto (1987) di A. Fago - Meri per sempre (1989) di M. Risi - Pummarò (1990) di M. Placido - Il portaborse (1991) di D. Luchetti - Muro di gomma (1991) di M. Risi - Ladro di bambini (1992) di G. Amelio Arriva la bufera (1993) di D. Luchetti - Il toro (1994 ) di C. Mazzacurati - La scuola (1995) di D. Luchetti - Pasolini: un delitto italiano (1995) di M.T. Giordana – Vesna (1996) di C. Mazzacurati - La tregua (1997) di F. Rosi - Auguri professore (1998) di R. Milani - I piccoli maestri (1999) di D. Luchetti La meglio gioventù (2003) di M.T. Giordana - Le chiavi di casa (2004) di G.Amelio – Quando sei nato non puoi più nasconderti (2005) di M.T. Giordana



Sceneggiature per la televisione

Attentato al Papa (1985) di G. Fina - Mino (1986) di G. Albano - La piovra 3 (1987) di L. Perelli - Una vittoria (1988) di L. Perelli - La piovra 4 (1989) di L. Perelli - La piovra 5 (1990) di L. Perelli - La piovra 6 (1992) di L. Perelli - Don Milani (1998) di A. e A. Frazzi - La vita che verrà (1999) di P. Pozzessere - Come l’America (2001) di A. e A. Frazzi - Perlasca (2002) di A. Negrin - Cefalonia (2005) di R. Milani

Programma

Corso di formazione

Cinema